A piedi a Gerusalemme

A piedi a Gerusalemme

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A Piedi a Gerusalemme. Questo è il titolo di una delle guide che si trova nella bacheca dello “Spedale della Provvidenza di San Giacomo e San Benedetto Labre”. Mi era più volte capitato prima dell’aprile 2012 di sfogliare la guida e pensare: prima o poi percorrerò a piedi le stesse strade che ha percorso Gesù.
Ero già stata in Terra Santa due volte in pellegrinaggio con un gruppo di persone con le quali condividevo il mio cammino di crescita spirituale utilizzando un autobus per gli spostamenti. Non avevo quindi il desiderio di vedere posti che non avevo mai visto, forte era invece il desiderio di percorrere a piedi, così come aveva fatto Gesù, le strade che tante volte avevo sentito nominare nella Bibbia.

Ricordo chiaramente l’emozione che ho provato quando, chiacchierando come spesso facciamo con Don Paolo Asolan – il cappellano del capitolo romano della Confraternita di San Giacomo di Compostela di cui faccio parte – ci siamo detti: ma quanto sarebbe bello poter fare un ritiro di Pasqua con i nostri confratelli arrivando a piedi a Gerusalemme, laddove il Signore è morto e risorto!

E da lì il sogno è diventato realtà. Tutto sembrava incastrarsi perfettamente; spesso a causa dei numerosi impegni che ognuno di noi ha non riusciamo in maniera fluida a organizzarci. Quella volta è stato tutto diverso. L’idea è piaciuta subito ed è stata accolta con entusiasmo ed inoltre molti non avevano difficoltà a prendere una decina di giorni di ferie subito dopo Pasqua.

Ilguado
Ilguado

Bisognava solo pensare ad un minimo di organizzazione: è vero siamo pellegrini nel cuore ma non sprovveduti completamente da non assicurarci in una terra come Israele almeno un tetto sotto il quale dormire. L’itinerario è stato velocemente deciso e da lì è cominciata la ricerca dei posti dove alloggiare: la parola d’ordine era accoglienza pellegrina, non alberghi ma qualcosa di molto semplice e possibilmente con vicino una cappella dove poter celebrare la messa quotidiana. Definito questo non c’era bisogno di altro. E così è stato. A poco a poco si è delineato il gruppo definitivo, alcuni hanno cambiato idea altri si sono aggiunti. Alla fine eravamo in 14.

Ma come vivere al meglio questa esperienza? Come far fruttare nel miglior modo possibile questi giorni di cammino nella terra di Gesù?

A Don Paolo è venuta subito un’idea: perché non fare qualcosa simile alla “Corona di Maria” in Israele? La “Corona di Maria” è una delle attività principali del Capitolo Romano della confraternita. Si tratta di un pellegrinaggio urbano per le vie del centro di Roma che si svolge il primo sabato di ogni mese in risposta alla devozione dei primi cinque sabati del mese che la Madonna ha richiesto a Fatima. Durante il pellegrinaggio vengono toccate cinquanta chiese titolate a Maria, ogni chiesa rappresenta un grano di un rosario e davanti ad ogni chiesa si recita un Ave Maria in modo che alla fine della giornata si è pregato un rosario completo. Di volta in volta si scelgono cinque chiese nelle quali sostare e meditare i misteri del rosario. Le meditazioni sono fatte in maniera molto semplice da noi “pellegrini urbani”, sotto la supervisione di Don Paolo che dirige il tutto. Non è tanto importante infatti che le meditazioni siano preparate da teologi o biblisti quanto è importante che ognuno di noi, con i suoi limiti, si metta in gioco regalando le sue riflessioni agli altri.

L’idea è stata grandiosa e abbiamo cominciato a scegliere i passi del vangelo che, come preparazione al pellegrinaggio, ognuno di noi avrebbe dovuto meditare in Terra Santa. In ogni punto in cui saremo passati Gesù era già passato e la testimonianza di ciò che è accaduto è nel vangelo: l’organizzazione è stata quindi molto semplice, sfogliare il vangelo e distribuirsi i passi.

Il Santo Sepolcro
Il Santo Sepolcro

Arriva il giorno della partenza, 8 Aprile 2012: è Pasqua. Il punto di partenza del nostro pellegrinaggio è naturalmente Nazareth dove Gesù ha vissuto la sua infanzia, ma non potevamo non celebrare la messa di Pasqua al Santo Sepolcro. Arriviamo alle 5 di mattina a Gerusalemme, celebriamo in una cappella del Santo Sepolcro la messa e poi stravolti raggiungiamo Nazareth con un autobus. Il primo giorno ci è sembrato infinito ma in realtà ogni altro giorno per la stanchezza e il caldo da lì in poi ci sembrerà infinito.

Finalmente Nazareth! Le suore ci ospitano, il tempo di posare gli zaini e subito la visita alla sinagoga. Il pellegrinaggio è cominciato: lo testimonia il primo timbro che mettiamo sulla nostra credenziale.

La prima meditazione è la mia, davanti alla Sinagoga il passo di Luca 4, 16-30. “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione..” È stato così importante per me cominciare proprio da lì il nostro pellegrinaggio da dove Gesù è cresciuto e dove è ritornato, dove ha chiarito la sua missione.

A seguire la visita alla basilica dell’Annunciazione e dopo la cena a letto presto per essere pronti per l’indomani.

La prima tappa è la salita al Monte Tabor per poi ridiscendere e dormire in un Kibutz presso Levi. Caldo e fatica presto si fanno sentire percorrendo la salita del monte. Mi viene in mente che l’anno prima quando ero andata sul Tabor con l’autobus avevo visto delle persone che salivano a piedi sul monte e tra me e me avevo pensato che solo dei pazzi potevano affrontare con quel caldo una simile impresa. Ecco, ora ero anche io tra i pazzi.

Sul monte Tabor la meditazione di Don Paolo, la Trasfigurazione. Tra tante cose dette mi resta impresso il parallelismo tra Gesù e l’uomo. Gesù è un uomo raggiante di luce, pieno di gloria, affascinante di bellezza. L’uomo creato da Dio a sua immagine e somiglianza è così, luminoso e trasfigurato come Gesù: in altre parole, l’uomo diventa un riflesso della luce di Dio quando ascolta la sua parola e la mette in pratica. Questo è il segreto della santità e la meditazione mette dentro di noi un desiderio di santità.

La tappa del giorno seguente è il lago di Tiberiade. Non molto distante da Levi giungiamo nella località di Hattin, teatro della sconfitta che nel 1187 costò ai crociati il possesso della Terra Santa. Riconosciamo il sito da lontano essendo un’altura con due punte dette “corna”. Saliamo un breve pendio fino ad arrivare su una spianata naturale da cui si gode un panorama strepitoso. Riconoscibili sono il monte Arbel e il lago di Tiberiade. E’ il posto giusto per celebrare la messa con il kit che Don Paolo ha portato con sé.

Francesco ci regala la sua meditazione su Davide e Golia, una storia di armi, armature, fionde, sassi e di eserciti il cui campo di battaglia è molto simile alle Corna di Hattin. Una riflessione sulla paura, su quanto la paura possa essere sconfitta così come fece Davide vincendo “nel nome del Signore”, cioè con fede, speranza, intelligenza, abilità e cuore.

169Ci rimettiamo in moto, desideriamo arrivare presto sul lago di Tiberiade, da lontano lo osserviamo: dobbiamo ancora percorrere molta strada ma ci rincuora il fatto che la sera dormiremo sulle sue sponde. Il giorno seguente ci aspettano Cafarnao, Tabgha il Santuario della moltiplicazione dei pani e dei pesci e il santuario del primato di Pietro, il monte delle Beatitudini e da lì nel pomeriggio un autobus per attraversare il deserto e arrivare a Gerico. Claudio medita per noi il brano sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci facendoci riflettere sul fatto che se davvero vogliamo aiutare i nostri fratelli portando ciò che abbiamo ricevuto, dobbiamo farci pane per gli altri, lasciarci morire. E morire vuol dire far morire i nostri orgogli, risentimenti, i nostri modi di agire e di pensare, per aiutare a far vivere nei cuori dei nostri fratelli l’amore di Dio.

Riconosco poi da lontano il luogo del primato di Pietro, sono felice perché non c’è tanta gente come lo avevo visto nelle volte precedenti, possiamo sederci serenamente sulle pietre in riva al lago e ascoltare le riflessioni di Valeria. Riprendiamo il nostro cammino alla volta di Cafarnao dove è stata riportata alla luce un’importante sinagoga e soprattutto la casa di Pietro. Simona ci aiuta a meditare regalandoci le sue riflessioni sul Paralitico che viene calato dal tetto di quella casa. La malattia del paralitico rappresenta le nostre paure e noi abbiamo bisogno di qualcuno che ci faccia andare oltre la confusione, oltre i nostri ragionamenti su Dio, le idee che ci siamo fatti, e che finalmente ci porti davanti a Dio, nel suo cuore.

La giornata è stata bella piena, ricca di spunti di riflessione grazie anche alle parole di Tiziano, Sergio, e Guido, e piena anche di cose da vedere. Ognuno di noi sta avendo la possibilità di essere uno strumento che fa risuonare la Parola per gli altri, arricchendo così le nostre anime. Vogliamo vivere pienamente questa esperienza tanto che non interrompiamo le meditazione neanche sull’autobus che ci porta a Gerico. A Renato il compito di meditare le Tentazioni di Gesù, come preparazione alla successiva salita al monte delle tentazioni.

La notte a Gerico sembra interminabile: da una parte rumori assordanti per strada, dall’altra l’emozione di chi sta per inoltrarsi nel deserto e arrivare così a Gerusalemme. La mattina presto ci alziamo e ci rimettiamo in moto. La tappa è assolutamente impegnativa, per lunghezza, clima, dislivello e natura del percorso. Ne siamo consapevoli ma siamo felici di percorrere il deserto di Wadi El Kelt. Ci sarebbe la possibilità di passare per un percorso più semplice ma non lo prendiamo nemmeno in considerazione.

348Il paesaggio che ci appare davanti è assolutamente fantastico, a tratti lunare. Colline di terra bianca e arida si stendono davanti a noi. All’inizio del deserto appare maestoso il monastero di San Giorgio in Kotziba, proviamo a bussare ma purtroppo non ci apre nessuno: è troppo presto, ci accontentiamo di ammirarlo dall’esterno e riprendiamo il cammino. Cominciano i saliscendi per le colline desertiche fino a quando in fondo alla valle vediamo traccia di acqua. Da qui in avanti la traversata diventa avventurosa, dobbiamo guadare ruscelli aiutandoci gli uni con gli altri, arrampicarci sulle pietre, affrontare discese e salite piene di ciottoli. Ad ogni curva ci chiediamo ridendo quale sarà la prova successiva a cui saremo sottoposti.

Non riusciamo però purtroppo a realizzare il sogno di arrivare a piedi a Gerusalemme, manca ancora poco ma la polizia ci interdice il passaggio. L’ultimo tratto lo percorriamo in autobus facendoci lasciare a Betfage, da dove Gesù iniziò il suo ingresso in città, di cui facciamo memoria la domenica delle Palme.

Gerusalemme! Siamo arrivati! Il nostro pellegrinaggio non è terminato ma da qui in poi subirà una trasformazione diventando un vero e proprio pellegrinaggio urbano, dalla forma molto simile alla “Corona di Maria”, stavolta per le strade di Gerusalemme. Per tre giorni passiamo, ci fermiamo, tocchiamo, meditiamo in ogni luogo in cui Gesù è stato, cercando di vivere il tutto intensamente.

E poi da Gerusalemme a piedi fino a Betlemme, oltrepassando il muro e i controlli della polizia.

E quando uno pensa che le grazie siano state tantissime e non potrebbe chiedere di più, si rende conto che il Signore non si stanca mai di regalare. Non ricordo neanche bene come siano andate le cose ma ci siamo trovati improvvisamente a seguire un sacerdote che stava entrando da solo nel Santo Sepolcro per celebrare la messa. L’immagine di noi 14 stretti stretti che toccavamo la pietra del sepolcro è ancora viva nel mio cuore come se fosse ieri.