Correva l’anno 2006 …… il 4 Aprile nasceva il Capitolo Romano

Tutto avvenne improvvisamente. Una telefonata del Rettore Paolo Caucci Von Saucken (“Lucia è venuto il momento di costituire un capitolo della Confraternita a Roma!”), Don Paolo Asolan s’incaricò di trovare la chiesa dove poter celebrare la Santa Messa, io invitai tutti i pellegrini romani a cui avevo rilasciato la credenziale negli anni precedenti, e i nuovi, pronti a mettersi in cammino. Era dei nostri anche il Cappellano della Confraternita, l’ allora Mons. Paolo Giulietti. Ci ritrovammo così in un carezzevole pomeriggio di inizio aprile, ma foriero di promesse climatiche più consistenti in un futuro prossimo, davanti alla chiesa prescelta con cura.
E non poteva essere più appropriata per un Capitolo di una Confraternita di pellegrini: la Santissima Trinità dei Pellegrini! Chiesa a quel tempo chiusa, ma aperta per noi dalla Comunità di Sant’Egidio che ne aveva la custodia. Luogo carico di ricordi di pellegrinaggio, permeati dai secoli: qui aveva operato San Filippo Neri, nell’annesso ospedale venivano accolti, alloggiati, curati i pellegrini che giungevano nell’Urbe Santa.
All’interno l’odore di chiuso era penetrante, si accesero le luci…La splendida pala di Guido Reni posta sull’altare maggiore, rappresentante la SS. Trinità, inondò la navata con il suo splendore che i secoli non avevano appannato. Le mantelline della Confraternita vennero distese sulla balaustra, una sul leggio. Iniziò la Santa Messa; l’omelia di Don Paolo Asolan (1), il rilascio delle credenziali ai pellegrini in partenza.
L’inizio.
Forse non eravamo consapevoli dove ci avrebbe condotto quel percorso che avevamo davanti… Un ricordo. Finita la Santa Messa, ci attardammo ancora qualche minuto in sacrestia…sulle pareti in alto alcuni quadri rappresentavano i santi che, in qualche modo, erano legati alla Chiesa; da uno di essi San Benedetto Labre ci guardava ma, allo stesso tempo, sembrava di no perché il pittore aveva colto quel suo sguardo contemplativo su una dimensione superiore, dove nulla potevano gli stenti, le incertezze, la precarietà che viveva quotidianamente per le strade di una Roma di fine ‘700. Iniziò così.
Un passo inaspettato, dopo piccoli passi dati volta per volta, interrogandosi sempre sul dove e come andare. L’ inizio delle celebrazioni di Sante Messe per il rilascio delle credenziali, il primo pellegrinaggio urbano per le strade di una città che custodiva –con la noncuranza di chi è troppo ricco- tesori di santità e spiritualità. Nello tempo, iniziò anche la ricerca di un luogo dove poter accogliere i pellegrini, come la Confraternita già faceva sul Cammino di Santiago; dopo il grande Giubileo del 2000, molti pellegrini iniziavano a ripercorrere l’ antica Via Francigena, che giungeva nell’Urbe Santa. Una via di pellegrinaggio “sepolta” in un oblio durato secoli. Trovare un luogo dove accogliere i pellegrini, … cosa difficile in una città dalla bellezza struggente, svagata, cresciuta in modo stratificato nel corso della sua storia millenaria, percorsa da pellegrini che arrivavano con i torpedoni, o dai turisti che si perdevano, sopraffatti, fra le sue bellezze, lo splendore della sua luce. Incredulità. Era questo sentimento che guidava i passi del Rettore della Confraternita, di Don Paolo Asolan e miei, seguendo la Superiora delle suore delle Figlie della Divina Provvidenza, che ci guidava nei vasti spazi, rimasti vuoti dopo la chiusura di una loro scuola, della loro casa generalizia a Testaccio. Gratuitamente, desideravano destinare quegli spazi per un opera nel segno della Divina Provvidenza: alloggiare i pellegrini, secondo il precetto dell’ Opera di Misericordia Corporale. In quelle stanze nacque la prima sede dello Spedale della Provvidenza di San Giacomo e San Bendetto Labre… “Provvidenza”, perché riconoscenti alla Congregazione che ci aveva accolto; era stata la Provvidenza Divina che, scavalcando regole e utili economici in un mondo dove imperavano, ci aveva donato spazi vasti, comodi e belli. San Giacomo patrono delle nostra Confraternita.
San Benedetto Labre. Non ci dimenticammo di lui, morto di stenti, sugli scalini di Santa Maria ai Monti, un Giovedì’ Santo del 1783.
In quei locali nel 2009 iniziò l’ accoglienza ai pellegrini. La Città Santa poi ci tese la mano, pronta ad essere scoperta nella sua santità con i nostri pellegrinaggi urbani. Il piccolo gruppo presente alla Trinità dei Pellegrini quel giorno di dieci anni fa è aumentato di numero; cammina insieme, riconoscente per la ricchezza immateriale e i doni elargiti dalla Provvidenza in questi anni..
Con animo grato guardiamo questi anni trascorsi insieme, fiduciosi continuiamo il Cammino giorno per giorno. Sereni, perché il futuro è nelle mani di Dio.
Lucia Colarusso (Priore del Capitolo Romano)

(1)Il pellegrinaggio vissuto nella fede, da pellegrini cristiani, vive dello stesso dinamismo della fede, che non ci fa cercare la salvezza in noi stessi, e non la fa coincidere con il benessere fisico, equilibrio psicologico, l’armonia con la natura, il politeismo dei valori…. ma in Gesù Cristo. E in Gesù Cristo crocifisso. […] Ci raccogliamo in Confraternita anche per un’altra ragione: perché in essa è offerto il dono della carità. Impegnandoci nel servizio concreto dell’ospitalità, qui a casa, a Roma e in tutte le occasioni possibili, la Confraternita ci aiuta a non fare della fede un’ideologia o una sua decorazione superflua. Dice san Giovanni: “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede” (1 Gv 4,20). Come la fede, così anche la carità è un uscire da se stessi per andare incontro all’altro; consiste nel non guardare a se stessi, ma al prossimo, nel quale Gesù Cristo si nasconde: “Ero affamato, assetato, forestiero e pellegrino… e mi avete assistito” (Mt 25, 31-46)» Come tutte le cose di Dio, anche questo avvio del Capitolo Romano della nostra Confraternita non attira l’interesse del mondo l’amore di una cosa fatta per dare gloria a noi stessi. E pure potrà avvenire che attraverso questa realtà semplice, semplicissima, il Signore Crocifisso Risorto ci farà fare Pasqua: morire all’uomo vecchio e rinascere nuove creature. Non sappiamo ancora quali compiti ci saranno richiesti, ma fin d’ora invochiamo i Santi Pietro, Paolo, Giacomo e tutti Santi Pellegrini Ospitalieri (Filippo Neri in particolare dei percorsi Pellegrini), perché ci sostengano nel cammino che oggi iniziamo. Così sia.