Il pellegrinaggio è esperienza di una misteriosa totalità. Tutta l’anima e tutto il corpo partecipano di quel che succede al ritmo dei passi, mentre si cammina. Anche la preparazione, perciò, ha bisogno di tener conto tanto dell’anima che del corpo.

In interiore animae

La preparazione dell’anima inizia nel momento in cui si percepisce la chiamata a partire, nascosta magari in un’attrattiva misteriosa ma a suo modo chiarissima, nel fascino che il racconto di qualcuno che è tornato dal pellegrinaggio ha suscitato, nel desiderio di poter staccare dalla vita ordinaria in cerca di qualcosa che ancora non si riesce a definire, ma che ha già toccato appunto l’anima.

Prima di partire, occorre che ci si prepari a vivere una condizione di estraneità o di spaesamento (quella che gli antichi padri della Chiesa chiamavano la xeniteia, la condizione dello straniero esule dalla sua Patria), grazie alla quale saranno possibili tanto la vita semplice di mezzi e quotidianamente provvisoria del pellegrino, quanto la disponibilità e la ricettività proprie di chi si accorge con meraviglia e con gratitudine di quel che continuamente gli viene elargito dalla Provvidenza.

Sarà importante mettere a fuoco – nella preghiera e nel consiglio spirituale- quale è la domanda di partenza che muove la ricerca del pellegrino e giustifica l’apertura del cuore, il desiderio di chiedere. Allo stessso modo, la Confessione sacramentale aiuterà a entrare nel tempo santo del pellegrinaggio con l’anima riconciliata con Dio; così come il perdono dato e chiesto alle persone con le quali non si è in pace, aiuta a partire con lo spirito giusto. Gli antichi pellegrini non partivano se non dopo aver scritto il loro testamento: allora ciò era giustificato anche dagli effettivi pericoli che intralciavano il cammino e che potevano avere come esito ultimo la morte. Oggi, ripetere quel gesto può significare concedersi la libertà di vivere il pellegrinaggio con un’intensità eccezionale, come se si trattasse dell’ultimo gesto possibile in questa vita, da vivere senza spreco alcuno e con la disponibilità massima a fare la volontà di Dio, qualunque essa sia. Senza dimenticare che comunque. arrivare alla meta, resta per tutti una grazia.

In corpore

Spesso i pellegrini in partenza si preoccupano soprattutto della preparazione fisica. Una persona in buona salute e non troppo sedentaria dovrebbe essere in grado di affrontare il pellegrinaggio senza problemi. Camminare per lunghe distanze è un’attività connaturata all’uomo, e ciò lo si scopre proprio attraverso l’esperienza del pellegrinaggio. Alcuni pellegrini, trovandosi di fronte all’impresa da compiere, provano una normale insicurezza, e cercano di prepararsi con uno specifico allenamento fisico. Camminare regolarmente su medie o lunghe distanze è certamente l’allenamento migliore, è anche utile indossare lo zaino così da valutare lo sforzo in più che comporta e dosare il peso di conseguenza.

Occorre però fare attenzione che la preparazione può aiutare a raggiungere la meta, ma potrebbe anche diventare un ostacolo. Un fisico superallenato in funzione di un determinato sport, benché robusto e in buona forma, non necessariamente favorisce la camminata sulla distanza. Inoltre lo sportivo allenato potrebbe sopravvalutare le proprie forze, e affrontare il pellegrinaggio come come un’esperienza sportiva o addirittura agonistica, il che potrebbe rivelarsi controproducente.

Più che a uno sport, camminare per lunghe distanze assomiglia a una forma di meditazione e di conoscenza che coinvolge la totalità di sé, compreso il corpo: attraverso questa esperienza si impara anche a misurare la propria forza e la propria debolezza.

Il pellegrino in partenza per la prima volta si gioverà di una buona condizione fisica, facilitata da un regolare allenamento a camminare sulla distanza. Ma si dovrà armare di una nuova virtù, quella di imparare e reimparare continuamente a camminare, in discesa, come in salita e in pianura, in un dialogo con strada e con il proprio corpo. Ma soprattutto lo aiuterà la fiducia in Dio maestro e compagno di viaggio, che non si sottrae a sostenerlo nelle difficoltà, comprese quelle di natura fisica, come molti pellegrini che abbiano trovato difficoltà sono in grado di testimoniare.