Per contemplare il profondo mistero reso presente dalla persona del sacerdote, si può percorrere un «cammino» attraverso chiese dell’Urbe dove si venerano le spoglie mortali di alcuni tra i più grandi Santi sacerdoti. È un pellegrinaggio ispirato all’Anno Santo Sacerdotale proclamato nel 2009 da Sua Santità Benedetto XVI, per celebrare il 150° dalla morte di San Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato d’Ars «Vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo […] nell’ esistenza di questo umile ministro dell’altare, risplende la sua totale identificazione col proprio ministero».

Un pellegrinaggio di meditazione sul «sacerdozio quale amore di Gesù», che «conta sui suoi ministri per diffondere e consolidare il suo Regno, per diffondere il suo amore, la sua verità». E riflessione altresì sul bisogno della Chiesa di avere «sacerdoti santi; di ministri che aiutino i fedeli a sperimentare l’amore misericordioso del Signore e ne siano convinti testimoni».

Le tappe

  • S. Maria della Pace (San Josemaria Escrivà de Balaguer)
  • S. Maria della Concezione dei Cappuccini (Ven. P. Mariano da Torino)
  • S. Maria in Trivio (San Gaspare del Bufalo)
  • San Claudio (S. Pietro Giuliano Eymard)
  • S. Maria Maddalena (S. Camillo de Lellis)
  • Chiesa del Gesù (S. Ignazio di Loyola)
  • San Pantaleo (San Giuseppe Calasanzio)
  • S. Maria in Vallicella (San Filippo Neri)
  • S. Maria in Campitelli (San Giuseppe Leonardi)
  • S. Salvatore in Onda (San Vincenzo Pallotti)
  • Basilica di San Pietro

Il pellegrinaggio dei Santi Sacerdoti

San Josermaria Escrivà de Balaguer (1901-1985)
Chiesa di Santa Maria della Pace ai Parioli, Viale Bruno Buozzi 75 8,30 – 20,45 (14 – 17) da Via di Villa Sacchetti 36

La Santificazione nella vita quo diana: “Lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove si riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo. E in mezzo alle cose più materiali della terra che ci dobbiamo santificare, servendo Dio e gli uomini. Il cielo e la terrà figli miei, sembra che si uniscano laggiù, sulla linea dell’orizzonte. E invece no, è nei nostri cuori che si fondano davvero, quando vivete santamente la vita ordinaria..”. (J. Escrivà.Omelia “Amare il mondo appassionatemene” 8 ottobre 1967). Queste parole di San Josemaria, rispecchiano tutto il suo impegno pastorale iniziato in Spagna fin da prima dell’ordinazione sacerdotale il 28 marzo 1925. Nel 1927 a Madrid, si prodigò nella sua missione sacerdotale in tutti gli ambienti dedicandosi ai poveri e malati delle periferie, incurabili e moribondi degli ospedali. Nel 1928 fondò ’ Opus Dei la cui principale finalità era di diffondere dappertutto una “viva consapevolezza alla chiamata universale alla santità e all’apostolato nella vita quotidiana, in particolar modo nell’esercizio del lavoro professionale e su una pratica di vita ispirata da un costante spirito di mortificazione.” Alla morte del suo fondatore l’Opus Dei contava più di 60.000 membri (laici e sacerdoti) in ottanta paesi del mondo. Il corpo di San Josemaria riposa nella chiesa di Santa Maria della Pace, nella sede Centrale dell’Opus Dei. www.opusdei.it

Venerabile Padre Mariano da Torino (1906-1972).
Chiesa Dell’Immacolata (Santa Maria della Concezione dei Cappuccini), Via Vittorio Veneto 27

Un frate “ad altro gradimento” televisivo. “Ho il privilegio e la gioia ineffabile di celebrare la S. Messa.. so benissimo che non sarò mai degno di celebrare.. e so benissimo che non potrò toccare dignità più grande di quella di consacrare il Corpo del Signore. Non posso, anche se convertissi a Cristo tutto il mondo, fare cosa più grande di una Santa Messa. La messa è tutto..” e ancora “Il segreto della mia gioia è molto profondo: è poter consacrare ogni giorno il corpo del Signore” (Padre Mariano – Scritti 29 luglio 1945). Per arrivare a scrivere (e vivere) queste parole, il percorso di Padre Mariano era iniziato da altre strade: studente brillante, si laurea in lettere con il massimo dei voti a ventun anni (ed è il più giovane laureato d’Italia), per tredici anni insegnerà lettere latine e greche nei licei classici. Terminerà la sua carriera di docente a Roma perché nasce e si rafforza in lui la vocazione al sacerdozio. Da quel complesso periodo esistenziale scriverà in seguito: “Alla mia età avevo 34 anni suonati. Con la professione che era tutta la mia vita?Con la mia non robustissima salute? Con gli affetti santi che mi trattenevano? Oltre a queste domande, un’altra permeava il suo animo: in quale ordine entrare? Eliminò subito la possibilità di entrare nei Cappuccini perché “avevo avvicinato qualche cappuccino in vita mia, e non mi erano (lo confesso) affatto simpatici”. La scelta non fu facile, ma era terziario francescano e alla fine “Il mirabile fu questo. Presa la decisione, simultaneamente decisi anche: sarò cappuccino”! Entrò come novizio nel convento dei Cappuccini a Fiuggi; di quel periodo, ricorderà poi “Passò in un baleno.. Beata vita cappuccina che semplifica tante cose: fare a meno del rasoio, delle calze ai piedi, del cappello in capo. Mi sentii perfettamente a mio agio: scoprii che forse ero nato cappuccino”. Diventerà sacerdote il 29 luglio del 1945 e da quel momento inizia una forma di apostolato (tema a lui molto caro) particolare; interviene in trasmissioni radiofoniche alla Rai (Casa Serena e Sorella Radio) e per la radio Vaticano terrà una trasmissione per gli infermi. Ma è con la televisione che Padre Mariano entra, e resta, nel cuore di molti telespettatori che conservano una memoria d’immagini in “bianco e nero”; nel gennaio del 1955 inizia il suo programma “La Posta di Padre Mariano”. Conversazioni semplici su tematiche di fede e vita, precedute e chiuse dall’ampio gesto accogliente delle braccia e dal saluto francescano “Pace e bene a tutti!”. La trasmissione continuò fino alla sua morte avvenuta il lunedì Santo del 27 marzo 1972. Il 5 marzo Benedetto XVI ha firmato il decreto che riconosce le virtù eroiche di Padre Mariano. www.cappucciniviaveneto.it www.padremarianodatorino.com

San Gaspare del Bufalo (1786-1837)
Chiesa di Santa Maria in Trivio, Piazza dei Crociferi 49

Un Prete fra i briganti:  vocazione la sua, nata all’ombra del “cupolone”. Fu ordinato sacerdote nel 1808 appena in tempo dell’abbattersi su Roma del turbine napoleonico. Don Gaspare, non volle prestare giuramento all’Imperatore, seguì il Papa Pio VII nell’esilio e fece ritorno a Roma dopo quattro anni. Fondò l’Istituto delle Suore Adoratrici del Preziosissimo Sangue”, ma è ricordato anche come il “predicatore dei briganti”, che in quel periodo infestavano le montagne fra il Lazio e la Campania. In occasione di un’Assemblea Generale della Congregazione del Preziosissimo Sangue, disse di lui Giovanni Paolo II: “Quando San Gaspare del Bufalo fondò la vostra Congregazione nel 1815, il mio predecessore Pio VII gli chiese di andare laddove nessun altro sarebbe andato, per esempio gli chiese di inviare missionari a evangelizzare i “banditi” che a quel tempo imperversavano così tanto nella zona fra Roma e Napoli. Fiducioso nel fatto che la richiesta del Papa fosse un ordine di Cristo, il vostro Fondatore non esitò a obbedire. Gettando le sue reti nelle acque profonde e pericolose, fece una pesca sorprendente”. www.sangasparedelbufalo.pcn.net

San Pietro Giuliano Eymard (1811-1868)
Chiesa dei Santi Andrea e Claudio dei Borgognoni, Via del Pozzetto 106 (Piazza San Silvestro)

Su tutto, l’Eucarestia. sua Storia terrena si svolse in Francia, suo paese Natale. Qui nel 1856 fondò la Congregazione del Santissimo Sacramento (Padri Sacramentini). Fulcro e cuore pulsante della Congregazione è il culto dell’Eucarestia celebrata e adorata; ma questa dinamica non resta “ferma” sull’altare ma assume una dimensione ecclesiale e sociale. Nella sua opera pastorale questa devozione dell’Eucarestia si riversò in una missione di apostolato rivolta ai poveri delle periferie, per favorire il ritorno alla Comunione degli adulti lontani dai sacramenti, di aiuto per i sacerdoti in difficoltà. Fu beatificato nel 1925 e fu proclamato santo da Giovanni XXIII. La reliquia di parte del capo è venerata in questa chiesa in una statua che lo raffigura. www.sacramentini.org

San Camillo de Lellis (1550-1614)
Chiesa Santa Maria Maddalena, Piazza della Maddalena 53

Il Signore, nelle membra dei poveri e dei sofferenti. Nato in una famiglia abruzzese benestante, la vita di Camillo fu alquanto “sopra le righe”, perché era d’indole pigra e rissosa; per questo venne avviato alla carriera militare dal padre. Nel 1570 un’ulcera al piede lo costrinse ad abbandonare l’esercito per curarsi va a Roma all’Ospedale di San Giacomo degli Incurabili. Dopo la guarigione rimase all’Ospedale come inserviente; ma dopo qualche tempo viene allontanato per il suo poco impegno nel lavoro e per il vizio del gioco. Inizia un nuovo periodo turbolento, presta servizio come soldato di ventura per la Repubblica di Venezia e la Spagna; ma anche questa parentesi si chiude perché riprende a perdersi nelle risse e nel gioco. Inizia a vagare per la penisola fino a Manfredonia; qui viene accolto dai Cappuccini che gli affidano qualche lavoro all’interno del convento, restando vicini a quel giovane smarrito e in cerca di risposte. Trascorsi alcuni mesi Camillo chiede di diventare Cappuccino. Sembrerebbe che il convento di Manfredonia sia la meta, di tanto girovagare, ma il Signore ha altri piani per lui. Si riapre l’ulcera al piede, Camillo riprende la strada per Roma per farsi curare all’Ospedale di San Giacomo. Vi rimane quattro anni: l’aprirsi e il chiudersi della ferita segna i ritmi di questo tempo. Furono anni vissuti in un luogo dove la sofferenza è padrona, e Camillo visse accanto ad altri ammalati curandoli nel corpo e nello spirito. Capisce che era arrivato: il suo posto è lì. Inizia allora a cercare “uomini da bene che si consacrassero con lui ai malati per solo amor di Dio”. Quando passerà a fare servizio all’Ospedale di Santo Spirito sono già in sei: sarà il primo nucleo della “Compagnia dei Ministri degli Infermi” che nel 1591 diventerà un ordine religioso. Camillo, dopo aver ripreso gli studi sotto la guida spirituale di San Filippo Neri, verrà ordinato sacerdote nel 1584. Nella Compagnia inizia la fioritura di vocazioni. Da allora, per secoli e fino ad oggi, i sacerdoti vestiti di nero con una croce rossa, portano nelle corsie degli ospedali, conforto e sostegno perché secondo gli insegnamenti del fondatore “il malato e il povero sono “la persona del Signore”. www.camilliani.org

Sant’Ignazio di Loyola (1491 – 1556)
Chiesa del Gesù – Piazza del Gesù

Una ferita provvidenziale: 20 maggio1521, assedio francese a Pamplona. Qui, il giovane Ignazio Lopez de Loyola, appartenente alla piccola nobiltà basca, venne ferito da una palla di cannone. Fino a quel momento la vita di Ignazio era, per così dire, in linea con quello che ci si aspettava da un ragazzo del suo rango: dissolutezza e intemperanze, cercare –con tutti i mezzi- di scalare i gradini del potere. Fino al momento in cui fu ferito. Venne trasportato nel castello di famiglia; qui venne curato e si accinse a trascorrere una convalescenza che si annunciava noiosa e.. scalpitante. Nella biblioteca paterna poi, non trovò una lettura confacente ai suoi gusti! Nessuno di quei poemi cavallereschi che tanto gli piacevano. La cognata allora gli procurò due libri, inusuali per i gusti del convalescente, erano “La vita di Cristo” di Landolfo Cartesiano e la “Leggenda Aurea” di Jacopo da Varagine. Fu una folgorazione. Al termine della convalescenza, la vita del giovane Ignazio aveva preso un’altra direzione. Decise di recarsi pellegrino a Gerusalemme; partì da Loyola per Barcellona dove intendeva imbarcarsi. Si fermò prima al famoso Santuario di Monserrat; qui fece una lunga confessione, lasciò gli abiti cavallereschi ai piedi dell’ immagine della Madonna e da quel momento vestì gli abiti di un povero, facendo voto di castità perpetua. Un’epidemia di peste lo costrinse a una sosta forzata a Manresa; qui visse in solitudine riflettendo e forse vivendo in prima persona un metodo di preghiera e contemplazione, il discernimento: vagliare alla luce di Gesù, la vita condotta prima, la vocazione alla luce della Volontà di Dio. Questo periodo diede i suoi frutti: gli Esericizi Spirituali, che ancora oggi sono di riferimento e guida della “famiglia” di Sant’Ignazio, e non solo. Nel 1528 Ignazio si recò a Parigi, dove iniziò a seguire i corsi di teologia all’università. E qui, il 15 agosto sulla collina di Montmartre lui e sei seguaci, fra cui Francesco Saverio, si legarono reciprocamente con un voto di povertà e castità e fondarono La Società di Gesù; loro scopo era essere missionari in qualunque luogo che il Papa avesse indicato e fare opera di accoglienza dei pellegrini in Gerusalemme. Nel 1537 Ignazio e i Compagni vennero in Italia per chiedere l’approvazione al Papa per il nuovo Ordine. Paolo III, concesse loro di essere ordinati sacerdoti e l’Ordine venne ufficialmente riconosciuto il 17 settembre 1540. Alla morte di Ignazio, avvenuta a Roma il 31 luglio del 1556, la Compagnia di Gesù contava già più di mille membri. Nel corso dei secoli, fra suoi membri troviamo grandi missionari come Matteo Ricci e San Francesco Saverio, quarantanove Santi, di cui trentaquattro martiri; centoquarantasette beati di cui centotrentanove martiri. Molto è nato da una ferita alla gamba… www.gesuiti.org www.chiesasantignazio.org

San Filippo Neri (1515 – 1595)
Chiesa di Santa Maria in Vallicella – Piazza della Chiesa Nuova

Un fiorentino.. “de Roma”. Una strada nella vita.. esigenza che toccò anche il giovane Filippo Neri nato a Firenze in una famiglia, un tempo agiata, ma che versava in condizioni economiche modeste. Filippo perse presto la madre; il padre, il notaio ser Francesco, si risposò con una donna che curò teneramente i figli acquisiti, in modo particolare Filippo, dotato di un carattere allegro e comunicativo. Verso i diciotto anni il padre iniziò a pensare all’avvenire di Filippo, proponendogli si recarsi a San Germano (l’odierna Cassino, dove viveva un parente, abile e facoltoso commerciante, senza figli), sperando di creare un buon avvenire a Filippo. Benché le prospettive future fossero più che buone, Filippo non resistette molto a fare il mercante; una sana inquietudine lo pervadeva, unita al desiderio di cercare altre strade, per questo si recò a Roma, forse fin dal 1534. Fra il giovane Filippo e la città eterna fu amore a prima vista. L’Urbe affascinò il giovane in cerca di risposte; vi giunse con l’animo di un pellegrino e non si lasciò allettare dalle alternative e tentazioni che nella città abbondavano. Inizia una sua personale ricerca spirituale; per mantenersi diventa precettore dei figli del fiorentino Galeotto Caccia, capo della Dogana e nello stesso tempo, inizia anche a seguire le lezioni di teologia dagli Agostiniani e alla Sapienza. Ma in fondo, era un laico contemplativo; le sue meditazioni solitarie avevano per sfondo le sacre memorie della Città Santa, i luoghi che avevano visto il martirio di tanti cristiani, le tombe degli Apostoli, dei santi, le catacombe. Contemporaneamente, iniziò un apostolato attivo con chi incontrava nelle strade di Roma, prestava servizio all’ Ospedale di san Giacomo degli Incurabili, partecipava alla vita e le devozioni delle Confraternite; in quello stesso periodo, su consiglio di Padre Persiano Rosa, suo direttore spirituale decise di fondare la “Confraternita della Trinità dei Pellegrini” per accogliere i pellegrini che giungevano a Roma e gli indigenti che, in quel periodo, erano numerosi. La chiamata alla vita sacerdotale si rafforzava sempre più; dopo aver ricevuto gli ordini minori, il 23 maggio 1551 fu ordinato sacerdote. Andò ad abitare nella Chiesa di San Girolamo della Carità, sede della Confraternita della Carità; qui il novello Sacerdote continuò la sua missione di apostolato nelle strade di Roma e soprattutto curando il sacramento della confessione. Molti dei suoi “penitenti” confluirono nel primissimo nucleo dell’ Oratorio; alcuni sui discepoli divennero sacerdoti e iniziarono una vita di comunità, Filippo ne diventò il rettore stabilendone la regola. La Congregazione dell’Oratorio venne riconosciuta ufficialmente nel 1575 da Gregorio XIII, e concesse come sede la chiesa di Santa Maria in Vallicella. In questa chiesa Filippo Neri avviò una serie di attività: lettura della Bibbia, momenti di preghiera con i fedeli di ogni condizione sociale; fondò una scuola per l’educazione dei ragazzi che spesso raccoglieva dalla strada. Continuò la sua missione fra le strade dell’Urbe, dove diventò un personaggio popolarissimo; spesso si accompagnava al frate cappuccino Felice da Cantalice – in seguito proclamato Santo- e gioiosamente, insieme si avviavano a “raccogliere anime” per le strade, usando un mezzo semplice e a buon mercato: l’allegria della Gioia di Dio. Questo modo di vivere la sua missione sacerdotale, lo indusse nel 1552 –per contrastare i festeggiamenti eccessivi del Carnevale Romano, a proporre in alternativa una passeggiata, a lui notissima perché fatta tante volte nei suoi pellegrinaggi solitari, per le Basiliche di Roma; fu l’inizio di un pellegrinaggio mai caduto in disuso nell’Urbe: la Visita alle Sette Chiese. Filippo Neri morì il 26 maggio del 1595 e fu proclamato Santo nel 1662. Insieme ai Santi Pietro e Paolo e San Lorenzo Martire, e stato proclamato Compatrono di Roma. www.vallicella.org

San Giuseppe Calasanzio (1557-1648)
Chiesa di San Pantaleo – Piazza di San Pantaleo

Educare per convertire. Arrivò a Roma dalla natia Spagna nel 1592; qui negli edifici annessi alla Chiesa di Santa Dorotea in Trastevere fondò la prima scuola popolare del tutto gratuita per i ragazzi di strada. Fondò i Chierici Regolari Poveri della Madre di Dio delle Scuole Pie detti anche Padri Scolopi. Le scuole a lui intitolate sono presenti in quattro continenti. Venne canonizzato da Leone XIII il 16 luglio 1767. Pio XII lo proclamò Patrono Universale di tutte le scuole popolari cristiane del mondo.
www.scolopi.it

San Giovanni Leonardi (1541 – 1609)
Chiesa di Santa Maria in Campitelli – Piazza Campitelli 9

Lo Speziale. Giovanni Leonardi, dopo aver esercitato per anni la professione dello speziale nel suo paese natale, il Villaggio di Decimo nella Repubblica di Lucca, iniziò a frequentare lezioni di Teologia e venne ordinato sacerdote il 22 dicembre 1571. Due anni dopo, a Lucca, fondo la Congregazione dei Preti Riformati della Beata Vergine, i cui scopi erano l’apostolato e la formazione del clero. La Congregazione venne elevata a ordine religioso da Gregorio XV il 13 ottobre del 1621 con il nome, tuttora rimasto, Ordine dei Chierici Regolari della Madre di Dio. Venne a Roma perché costretto a lasciare Lucca; qui era stato accusato di disturbo all’ordine pubblico e non ossequi all’autorità governativa. Clemente VIII lo nominò visitatore apostolico, con l’incarico di riordinare alcune congregazioni religiose, riformare monasteri o risolvere controversie. Con il sacerdote spagnolo Juan Bautista Vives diede impulso alla nascita di un movimento missionario; alla sua morte diventò il Collegio Missionario di Propaganda Fide (poi Università Urbaniana) e alla fondazione della Sacra Congregazione per la Propagazione della Fede. I “semi” di apostolato dell’ex speziale lucchese fiorirono così nella Chiesa. Venne canonizzato da Pio XI il 17 aprile 1938, Papa Benedetto XVI, l’ha proclamato Santo Patrono dei farmacisti. www.ordinedellamadredidio.org

San Vincenzo Pallotti (1795 – 1850)
Chiesa di San Salvatore in Onda – Via dei Pettinari 51

In te Nomine speravi. Terzo di dieci figli, nasce in una famiglia cristiana, in una casa di Via del Pellegrino, nel cuore dell’Urbe. Prestissimo iniziò a manifestare un’inclinazione verso la preghiera, il digiuno, e la mortificazione. Dopo la Cresima e la Comunione venne seguito da un direttore spirituale, il Sacerdote Bernardino Fazzini, nel 1818 venne ordinato sacerdote. Vincenzo operò in un periodo storico denso di contraddizioni: dopo la Rivoluzione Francese e il turbine napoleonico era palese l’esigenza di ricorreggere la rotta, rafforzare istituzioni scosse da questi due eventi, riprendere il Cammino su nuove strade, consapevoli che il tempo dell’immobilismo era finito o perlomeno doveva tenere conto delle nuove idee entrate nella Storia. Anche la Chiesa non era esente da questa esigenza, almeno la sua “base”, soprattutto fra i laici più colti e sensibili. L’intuizione di Vincenzo Pallotti fu questa; difendere la fede, non rimanendo fermi alle pecorelle che erano già nell’ovile, ma allargare gli orizzonti andare in cerca di coloro che sono lontani o tiepidi nei confronti della fede. Ogni cristiano era responsabile di questo compito; i laici dunque dovevano entrare a far parte attiva della vita della Chiesa, in un vero e proprio apostolato perché –come scrisse- “a ciascuno ha comandato Iddio di procurare la salute eterna del suo prossimo”. Nel 1835 nasce l’Opera dell’Apostolato Cattolico; guidata da una comunità di sacerdoti e da religiose; scopo dell’Opera sarà di far conoscere Cristo con la parola, l’insegnamento, le opere di carità spirituale e materiale. Malgrado l’approvazione di Gregorio XVI, l’Opera incontra difficoltà di ogni genere, tanto che la definitiva approvazione della sua Regola arrivò solo nel 1904. La “novità” dei Laici nella vita ecclesiale fu anche un deterrente per la sua causa di canonizzazione e definitiva proclamazione di santità avvenuta nel 1963 da Papa Giovanni XXIII che proclamò Vincenzo Pallotti “provvido e prezioso antesignano e collaboratore dell’Azione Cattolica.” Mori, dopo una breve agonia, recitando le parole del salmo “In Te Domine speravi; non confundar in aeternum”. www.pallotti-sac.org/uac

Oltre il Tevere…Basilica di San Pietro

La Basilica di san Pietro racchiude le spoglie di tanti sacerdoti saliti alla Dignità Papale, pregare sulle loro tombe è andare indietro in un tempo lontanissimo e vicino a noi. Si entra in una memoria è ininterrotta, protesa verso un tempo futuro che sfugge al computo umano. Nella Comunione dei morti e dei vivi, i sacerdoti sono mediatori della promessa di Cristo, presente sempre in mezzo a noi: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” Mt 28,20