Ma quando colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani…Colui che aveva fatto di Pietro un apostolo dei non circoncisi, ha fatto di me l’apostolo dei pagani
(Gal. 1,11-13.15-16; 2,8)

San Paolo “è”. E’ il giovane studente che giunge a Gerusalemme per seguire gli insegnamenti del rabbino Gamaliele, è l’ebreo per eccellenza (“circonciso l’ottavo giorno, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino. Ebreo da Ebrei, fariseo in quanto alla Legge; quanto a zelo persecutore della Chiesa; irreprensibile quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della legge” Fil. 2, 5-7).

E’ l’orgoglioso, strenuo difensore della “Legge”, è colui che, dopo aver approvato la lapidazione del protomartire Stefano “sempre fremente minaccia strage contro di discepoli del Signore” (At. 9,1). E ‘ cittadino romano, perché era nato nella colonia romana di Tarso. Per continuare la sua opera di persecuzione, si accinse, dietro autorizzazione del Sommo Sacerdote ad andare a Damasco per “condurre in catene a Gerusalemme, uomini e donne seguaci della dottrina di Cristo”. ( At. 9,2).

Sulla strada che lo conduceva a Damasco, avvenne l’imprevisto, lo spartiacque della sua esistenza, il “prima è il dopo”, il punto di non ritorno: la visione del Risorto, di colui che perseguitava. Una conversione la sua, unica e misteriosissima. Dopo quell’incontro per lui cambiò tutto, perché –scrisse- “Io sono stato impugnato da Dio, io ero un persecutore e avevo la mia strada folle. Dio mi ha preso in quel giorno e mi ha impugnato. E da allora sono nelle sue mani. “ (Ef. 4,2).

Da quel momento, San Paolo “è”: l ’infaticabile viaggiatore che porta ai pagani la Parola di Dio, l’autore di Epistole dai vertici teologici ineguagliabili, scritte, a volte, in una normale quotidianità lavorativa. E’ colui che a dispetto di arresti, fughe rocambolesche, naufragi, proseguiva per la sua strada e nella sua missione evangelizzatrice.
Paolo venne arrestato a Gerusalemme nel 59 d.C.; si appellò al suo diritto, in quanto di cittadino Romano, di essere giudicato dall’Imperatore. Venne portato a Roma in catene; la nave su cui viaggiava dopo una violenta tempesta, fece naufragio; con difficoltà i passeggeri riuscirono a raggiungere l’Isola di Malta.

Dopo tre mesi di nuovo in mare verso le coste italiane; sbarco a Pozzuoli e poi in cammino verso Roma. La capitale del Mondo. Alcuni cristiani seppero del suo arrivo; felici e commossi gli andarono incontro alle tre Taverne sulla via Appia, a circa 47 km dalla città. Probabilmente Paolo arrivò in città camminando sul basolato della Via Appia, la quella che veniva definita la “regina viarum”. Da qualche punto forse ammirò la città. La sua fu una prigionia blanda; poteva uscire liberamente -a patto che portasse una catena chiusa al braccio mentre l’altra estremità era legata al braccio della sua guardia,- ricevere i fratelli nella fede, collaboratori, scrivere. La sua “corsa” ebbe termine con la persecuzione di Nerone, scoppiata subito dopo l’incendio che distrusse la città ne 64 d.C.

Secondo la tradizione, fu condannato a morte nel 67 d.C. Morì, a differenza degli altri martiri cristiani, decapitato: ultimo “privilegio” della sua cittadinanza Romana.

Le tappe

  • San Paolo alla Regola
  • Santa Maria in Via Lata
  • Carcere Mamertino
  • Santa Prisca
  • Papale Basilica di San Paolo fuori le mura
  • Abbazia delle Tre Fontane

San Paolo alla Regola (Via di San Paolo alla Regola 6)

La chiesa fu costruita sulla prima dimora di San Paolo a Roma. Qui “trascorse due anni interi nella casa che aveva preso a pigione e accoglieva tutti quelli che venivano a lui. Annunziando il Regno di Dio e insegnando le cose riguardanti il Signore Gesù Cristo, con tutta franchezza e senza impedimento”(At. 28,16-30). In un vano a destra della chiesa è possibile forse ritrovare tracce di quella che fu la sua casa. L’abitazione di un lavoratore, visto che doveva pagare una pigione; del resto l’ ubicazione della chiesa lo conferma: vicinissima al Tevere in una zona che era sede di magazzini, abitazioni popolari, e dove si svolgevano lavori legati alle attività fluviali. San Paolo, probabilmente continuò qui il suo lavoro di tessitore di tende.

Santa Maria in Via Lata (Via del Corso 306)
E’ la seconda dimora di San Paolo. Nel 63 dopo essere stato prosciolto al termine del processo, probabilmente lasciò Roma per andare ad evangelizzare non è sicuro se in Grecia, in Asia Minore o in Spagna. Tornerà a Roma qualche anno più tardi, sotto il regno di Nerone. I locali della casa si trovano nella cripta sottostante la suntuosa chiesa barocca. Ed un contrasto commovente. Nei locali in penombra, intrisi di un umidore millenario, è possibile trovare le tracce della memoria di Paolo: su di una colonna si legge un passo della seconda lettera a Timoteo “Verbun Domini non est alligatum – Ma la parola di Dio non è incatenata” , in un angolo c’è il “pozzo di Paolo”; sollevata la copertura è possibile vedere ,sul fondo illuminato, un ‘acqua limpida che si muove impercettibilmente Narra la tradizione devozionale, che l’acqua sia scaturita dopo le preghiere di San Paolo, e per secoli è stata attinta e bevuta devotamente dai fedeli.

Carcere Mamertino (Foro Romano – Via di San Pietro in Carcere)
Secondo la tradizione nel “Carcer Tullianum” San Pietro e Paolo vissero i loro ultimi giorni prima di essere giustiziati. Il Tullianum ( chiamato poi Mamertino nel Medioevo) era quello che oggi definiremmo un carcere di “massima sicurezza”. Fra quelle mura spesse, interrate nel sottosuolo, erano stati richiusi personaggi “eccellenti” la cui vita si era intrecciata con la Storia di Roma: fra gli altri, il re dei Galli Vercingetorige, Giugurta re di Numidia. Non si ha la certezza storica che i due apostoli siano stati rinchiusi fra queste mura, tuttavia una labile traccia si rinviene negli “Atti dei Beati Apostoli Pietro e Paolo”, dove si legge che, dopo essere stati portati in giudizio davanti a Nerone, furono portati in carcere in attesa di essere condannati a morte. Ma è verosimile che il carcere sia questo, perché Pietro e Paolo erano le guide della comunità cristiana Romana, personaggi di rilievo, e del resto la memoria ancestrale della loro permanenza fra queste mura è ricordata da due bassorilievi; uno, che raffigura i due apostoli , sormonta un altare; l’altro li ritrae mentre battezzano i due carcerieri, Processo e Martiniano, che si convertirono insieme ad altri detenuti. Furono battezzati grazie ad una polla d’acqua scaturita miracolosamente, ancora visibile, dal pavimento. Poco distante c’è una colonna dove, secondo la tradizione, furono legati i due apostoli. La visita al carcere -che si articola su due livelli- buio, umido e angusto, ancora oggi ricorda quale luogo di terrore e disperazione era per chi vi era rinchiuso. Da qui i due apostoli si avviarono al martirio: San Pietro verso il Circo di Nerone sul Colle Vaticano, San Paolo verso le “Aquae Salvie” sulla Via Laurentina.

Santa Prisca all’ Aventino (Via di Santa Prisca 11)
SSs. Aquila e Prisca, discepoli e collaboratori di San Paolo sia in Oriente erano di origine ebraica (Aquila proveniva dall’ Anatolia mentre Prisca era un ebrea romana). In diversi passi di alcune sue Lettere (Rm. 16,3-5; 1 Cor. 16,19-20; 1 Tim. 4,19-20) Paolo parla di questi due coniugi a cui è legato da profondi vincoli di amicizia e gratitudine. San Luca li ricorda negli Atti degli Apostoli (At 18). Si legge anche nella Lettera ai Romani: “Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù; per salvarmi la vita essi hanno rischiato la loro testa, e ad essi non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese dei Gentili; salutate anche la comunità che si riunisce nella loro casa” (Rm 16, 3-5). Negli “Acta Santorum” e secondo la tradizione, Aquila e Prisca subirono il martirio a Roma e vennero sepolti in una catacomba. In seguito-secondo alcune fonti- le loro reliquie vennero trasportate nella Chiesa dei SS. Quattro Coronati sul colle del Celio, dove sono venerate ancora oggi.

Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura (Via Ostiense 186)
Lungo la via Ostiense, poco prima di arrivare alla Basilica, una bassorilievo sul muro di un palazzo, ricorda al pellegrino che in quel punto esatto i due apostoli, mentre si avviavano al martirio vennero separati. Poco lontano da quel punto sorge l’imponente Basilica – quasi totalmente distrutta da un incendio nel 1923, ricostruita e riconsacrata di nuovo da Pio IX nel 1854 – che racchiude le spoglie mortali dell’Apostolo delle Genti. Una sua statua accoglie il pellegrino che si accinge ad entrare; lo sguardo dell’Apostolo è pensieroso e riflessivo su una vita straordinaria, divisa da una “spada” che l’ha impugnata; proiettandola dove forse Paolo, l’orgoglioso discepolo di Gamaliele, il rigido osservante della Legge, non pensava mai di andare. La tomba di Paolo si trova sotto l’altare della Confessione , sormontate da una teca dove è custodita la catena che lo imprigionava. Vera? Falsa? Che importa. La realtà è un’altra: “Paolo è!”… Due scale portano il pellegrino vicino alle reliquie: uno dei “visitandum est” più sacri della Santa Città di Roma e di tutta la Cristianità. Il cuore si commuove alla vista dell’ultima “dimora” di San Paolo a Roma: la semplicità della tomba contrasta con l’imponente basilica che la racchiude. Restando in preghiera di fronte alla grata che la protegge, si ritrova un senso del tempo indefinito e sospeso, della sua grandezza –mai ricercata in vita- dell’Apostolo delle Genti, il senso di una storia millenaria di fede. L’eco di brani dei suoi scritti, tante volte ascoltati nella liturgia domenicale, irrompono nell’anima del fedele. Come non mai, ci si rende conto che le Parole di Paolo, ancorano la Fede di ogni credente.

Abbazia delle Tre Fontane (Via delle Acque Salvie 1)
“Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno”. (2 Tim- 4, 6-8). Le “vele” al vento di San Paolo correvano lungo la via Ostiense per inoltrarsi nei dolci rilievi ondulati della campagna romana: lo stesso paesaggio che l’aveva accolto la prima volta che giunse in vista della città. Venne condotto ad una località chiamata delle Aquae Salviae, nei pressi della via Laurentina. In quel tragitto forse c’era il senso di quel “prima e dopo” che aveva inciso nella sua vita, i ricordi, il suo pellegrinaggio unito al Signore. Incessante e senza flessioni. “Cinque volte dai giudei ho ricevuto i trentanove colpi, tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balia delle onde. Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dei miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte dei miei fratelli, fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. E oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese” (2 Cor. 11, 26-28).
Dagli Atti apocrifi dei beati Pietro e Paolo si legge: “Paolo piegò le ginocchia a terra e porse la tesata, che tosto con un gran fendente fu recisa”. La tradizione devozionale narra che la testa toccò la terra tre volte prima di fermarsi; da quei tre punti sgorgarono tre sorgenti, da qui appunto il nome di “tre fontane”. Nella chiesa sorta sul luogo del martirio questi tre punti dove la testa tocco terra sono sormontati da tre edicole che seguono la pendenza originaria del terreno. Fino a metà del secolo scorso, era possibile attingere acqua alle sorgenti. In seguito furono chiuse per problemi d’inquinamento.
Nel corso della persecuzione di Diocleziano, in questo stesso luogo furono martirizzati, il Tribuno Zenone e 10.000 cristiani; le loro reliquie furono riposte nella cripta della chiesa di Santa Maria Scala Coeli, accanto alla chiesa del Martirio dell’Apostolo. Poco lontano si trova la chiesa di san Vincenzo e Anastasio. Un complesso unico, che sembra non risentire del traffico, a volte caotico, che scorre a poche centinaia di metri. Camminando lungo il viale d’accesso, sembra entrare in un’altra dimensione: c’è un senso di pace. San Paolo ci viene incontro, con la sua vita e le Parole. Le riconosciamo perché sono quelle che ascoltiamo ancora, al di la del Tempo e della Storia.

Consiglio per il pellegrinaggio
Per conoscere Paolo, lettura degli atti degli Apostoli 8-28 Le sue Epistole.